Youssef Siher, trent'anni, percorso che attraversa il liceo di Salò, l'università milanese, la ricerca all'Ispi e qualche collaborazione giornalistica, si trova oggi al centro di un'indagine per istigazione a delinquere aggravata: gli viene attribuita l'amministrazione della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. È una storia in cui un profilo di studi solidi si intreccia con una militanza ardente per la causa palestinese, e dove la distanza tra la parola pubblica e la responsabilità penale è ancora tutta da misurare. Solo l'esito dell'indagine dirà se quel legame è reale
Chi è Youssef Siher, indagato e considerato la mente della pagina Movimento 17 ottobre
Un percorso che intreccia ricerca, giornalismo e militanza proPal
Perché questo profilo è finito sui giornali?
Perché Youssef Siher è indicato come l'amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre ed è indagato per istigazione a delinquere aggravata.
Colpisce il contrasto tra il percorso accademico e i toni dei post.
Sì: laurea, master, un'esperienza all'Ispi, collaborazioni giornalistiche. E poi frasi come "vinceremo o moriremo".
Attenzione però: l'ANSA parla di persona "considerata" amministratore. Il legame con la pagina resta da accertare.
E le collaborazioni con Ispi e Fatto Quotidiano?
Sono passate. L'Ispi precisa che la collaborazione è del 2024 e non è proseguita; al Fatto non scriverebbe da un anno e mezzo.
Quel "non scriverebbe" è condizionale: non è un dato confermato dal giornale nel testo.
I post citati sono prova di reato?
Non lo dice nessuno. Sono dichiarazioni pubbliche; se integrino l'istigazione lo deciderà l'indagine. Inoltre molti post non sono collegati alla pagina.
Resta anche da capire quanto sia ampio il movimento.
Esatto, di questo il testo non dà numeri.
Der Puls
- Un giovane con curriculum accademico solido viene indagato per istigazione a delinquere aggravata, e il confine tra attivismo e reato diventa il nodo della vicenda.
- Frasi come 'vinceremo o moriremo' e 'Allah Akbar' in risposta a Salvini alimentano il dibattito pubblico e la tensione attorno al suo nome.
- Il legame tra Siher e la pagina Movimento 17 ottobre non è ancora accertato, e gli inquirenti devono stabilirne il perimetro reale.
- La vicenda resta sospesa: il suo esito dipenderà dall'indagine in corso e dalla definizione delle responsabilità penali.
Youssef Siher, trent'anni, percorso che attraversa il liceo di Salò, l'università milanese, la ricerca all'Ispi e qualche collaborazione giornalistica, si trova oggi al centro di un'indagine per istigazione a delinquere aggravata: gli viene attribuita l'amministrazione della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. È una storia in cui un profilo di studi solidi si intreccia con una militanza ardente per la causa palestinese, e dove la distanza tra la parola pubblica e la responsabilità penale è ancora tutta da misurare. Solo l'esito dell'indagine dirà se quel legame è reale e quanto pesi.
Youssef Siher ha trent'anni e un percorso di studi che parla di impegno: il liceo Fermi di Salò, poi la Statale di Milano, dove si è laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione e ha guidato l'associazione degli studenti universitari musulmani. Ha lavorato come ricercatore all'Osservatorio sul Medio Oriente dell'Ispi, nel 2024, e ha scritto per il Fatto Quotidiano, mentre per vivere ha fatto anche il rider e l'assistente di biblioteca.
La sua voce pubblica si è fatta sempre più netta sulla questione palestinese. Ha parlato di complicità delle istituzioni italiane nel genocidio a Gaza, ha invitato a non arrendersi finché ogni centimetro di terra non fosse recuperato, e ha risposto a Salvini, il giorno dell'attacco di Hamas, con un 'Allah Akbar'.
Ora la Procura lo indica come amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, con l'accusa di istigazione a delinquere aggravata. Il legame con quel movimento, però, non è ancora accertato. Resta da capire quanto le sue parole pesino davanti alla legge e quale sia davvero la portata del movimento: a rispondere sarà l'indagine.
Ha frequentato il liceo Fermi di Salò, poi l'Università degli Studi di Milano. È questo l'inizio del percorso di Youssef Siher, trent'anni, italiano, indicato come l'amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. Risulta indagato per istigazione a delinquere aggravata. Il suo profilo, come lo ricostruisce l'ANSA, tiene insieme studi, ricerca e giornalismo, ma anche una lunga militanza per la causa palestinese.
Siher si è laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione alla Statale di Milano. Nello stesso ateneo è stato componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani. Ha poi seguito il corso magistrale in Scienze politiche e di governo, con attenzione al linguaggio politico, alla storia del Nord Africa e del Medio Oriente, alla geopolitica e ai movimenti islamici. Nel curriculum compare anche un'esperienza come research trainee nell'Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell'Ispi.
L'istituto precisa però che quella collaborazione risale al 2024 e che da allora non ce ne sono state altre. I suoi interessi di ricerca riguardavano l'Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo.
Sul versante professionale, Siher ha collaborato con alcune testate. Al Fatto Quotidiano ha lavorato dopo un periodo di stage; secondo quanto riportato, non scriverebbe più per il giornale da un anno e mezzo. Per il Foglio ha pubblicato un solo articolo, nel 2022. Ha anche fatto l'assistente di biblioteca alla Statale e il rider per Glovo.
La vicinanza alla causa palestinese è documentata da dichiarazioni pubbliche. Nel luglio 2025, durante una manifestazione contro il gemellaggio tra il Comune di Milano e quello di Tel Aviv, disse che c'è il diritto di manifestare liberamente contro la complicità delle istituzioni italiane, anche locali, nel genocidio a Gaza e in Palestina. Il 22 settembre 2025, in occasione delle proteste pro Pal in Stazione Centrale a Milano, scrisse su Instagram che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbero rotto quel muro di vetro dietro cui i destinatari si nascondono.
Altri post, in occasione di proteste, sono più netti: "Non smetteremo di combattere finché non recupereremo ogni centimetro della nostra terra", e ancora "non ci arrendiamo, vinceremo o moriremo". Sui social circola anche una sua risposta a un tweet del vicepremier Matteo Salvini su X, del 7 ottobre 2023, giorno dell'attacco di Hamas a Israele: Salvini esprimeva sostegno a Tel Aviv, Siher rispose con "Allah Akbar".
L'impegno politico, secondo l'ANSA, non ha mai lasciato il Paese d'origine, il Marocco. A settembre, sul suo profilo Facebook, ha analizzato il fallimento delle proteste della cosiddetta Generazione Z in quel Paese. Sanità e istruzione, a suo dire, non sarebbero "il vero problema" ma "sintomi di una malattia molto più profonda": un sistema politico ed economico fondato su una classe politica e su grandi capitali che agiscono come oligarchi.
Resta da stabilire quanto queste parole pesino sul piano penale e quale sia il perimetro reale del Movimento 17 ottobre. Sarà l'esito dell'indagine a chiarirlo.
Bemerkenswerte Zitate
Abbiamo tutto il diritto di manifestare liberamente contro la complicità nel genocidio a Gaza e in Palestina delle istituzioni italiane, anche locali.— Youssef Siher, manifestazione di Milano, luglio 2025