Domani 160 milioni di brasiliani scelgono tra due visioni del mondo incarnate da Lula e Flavio Bolsonaro: una che guarda al multilateralismo e all'autonomia nazionale, l'altra che abbraccia la libertà economica e l'orbita militare statunitense. In un paese che custodisce il 12% delle riserve mondiali di acqua dolce e il 23% delle terre rare, questa non è soltanto una elezione interna, ma un momento in cui il Brasile decide il proprio posto nell'ordine globale. I sondaggi suggeriscono che nessuno dei due candidati raggiungerà la maggioranza assoluta al primo turno, rendendo quasi certo un ballo
Brasile al voto: Lula e Bolsonaro Jr in testa a testa, ballottaggio probabile il 25 ottobre
Il Brasile non sarà mai il cortile di nessuno
Cosa rende questa elezione così importante al di là del Brasile stesso?
Il Brasile controlla risorse critiche per il mondo intero: acqua dolce e terre rare. Ma più importante ancora è la scelta tra due visioni opposte della geopolitica. Lula dice no all'egemonia americana, Bolsonaro dice sì.
Ma i sondaggi dicono davvero testa a testa? Quanto è affidabile questa previsione di ballottaggio?
I sondaggi parlano di equilibrio, ma non sono dati certi. È probabile il ballottaggio, ma non garantito.
Perché il Sud-Est è così decisivo?
Perché ha 66,3 milioni di elettori, più di un terzo del totale. E storicamente, chi vince nel Minas Gerais vince il Brasile.
Storicamente, sì, ma in una democrazia da quarant'anni. Questo è un campione piccolo per fare previsioni assolute.
Cosa significa che Bolsonaro promette di graziare il padre?
Significa che il padre, Jair, condannato per il tentativo di golpe, potrebbe tornare libero. È un segnale molto forte ai suoi sostenitori.
Ma è una promessa che può mantenere? Dipende dalle leggi brasiliane, dalle corti, da molte cose che non sono solo nella mano di Flavio.
E il clima di polarizzazione potrebbe cambiare il risultato?
Potrebbe aumentare la partecipazione, il che potrebbe favorire uno o l'altro. Ma nessuno sa davvero come.
El Pulso
- Nessun candidato sembra in grado di vincere al primo turno: il ballottaggio del 25 ottobre si avvicina come una certezza in una corsa che gli osservatori descrivono come un testa a testa senza precedenti.
- Bolsonaro ha già evocato il rischio di violenze tra i due turni e i suoi sostenitori hanno annunciato la grazia al padre Jair, condannato a 27 anni per tentato golpe, alzando la tensione a livelli critici.
- La campagna è stata attraversata da scandali giudiziari, fake news e conflitti religiosi, mentre l'astensione potrebbe scendere sotto il 20%, segnale di un elettorato eccezionalmente mobilitato.
- Il Sud-Est con i suoi 66,3 milioni di elettori — e il Minas Gerais in particolare — sarà l'ago della bilancia: chi vince lì, nella storia democratica brasiliana, vince sempre.
- Il mondo osserva: Trump ha dichiarato di seguire le elezioni con grande attenzione, consapevole che il futuro geopolitico di una delle maggiori economie dell'emisfero dipende dall'esito di questo voto.
Domani 160 milioni di brasiliani scelgono tra due visioni del mondo incarnate da Lula e Flavio Bolsonaro: una che guarda al multilateralismo e all'autonomia nazionale, l'altra che abbraccia la libertà economica e l'orbita militare statunitense. In un paese che custodisce il 12% delle riserve mondiali di acqua dolce e il 23% delle terre rare, questa non è soltanto una elezione interna, ma un momento in cui il Brasile decide il proprio posto nell'ordine globale. I sondaggi suggeriscono che nessuno dei due candidati raggiungerà la maggioranza assoluta al primo turno, rendendo quasi certo un ballottaggio il 25 ottobre in un clima di profonda polarizzazione.
Domani 160 milioni di brasiliani si recheranno alle urne in quella che si preannuncia come una delle elezioni più equilibrate e cariche di tensione della storia recente del paese. Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e lo sfidante Flavio Bolsonaro si contendono non solo la presidenza, ma l'anima geopolitica del Brasile: da un lato il multilateralismo e la difesa dei diritti, dall'altro la libertà economica e l'adesione allo Scudo delle Americhe promosso dagli Stati Uniti.
Lula ha chiuso la campagna ad Avenida Paulista inquadrando la scelta in termini netti: democrazia contro barbarie, diritti dei lavoratori contro il fascismo. Ha rivolto un appello agli elettori più anziani, chiedendo loro di votare per il futuro dei figli e dei nipoti. Bolsonaro ha invece invocato un voto «ribelle» contro la corruzione, annunciando già l'adesione alla coalizione militare americana e lasciando intendere che, in caso di vittoria, concederà la grazia al padre Jair, attualmente ai domiciliari dopo la condanna a 27 anni per il tentativo di golpe.
La geografia del voto riflette divisioni profonde: Lula è forte nel Nordest povero, Bolsonaro nel Sud e nel Midwest agricolo. Ma il vero campo di battaglia è il Sud-Est, con 66,3 milioni di elettori, e in particolare il Minas Gerais — uno stato che, negli ultimi quarant'anni di democrazia brasiliana, ha sempre incoronato il presidente vincente.
Le implicazioni vanno ben oltre i confini nazionali. Il Brasile è l'undicesima economia mondiale, controlla il 12% delle riserve globali di acqua dolce e il 23% delle terre rare, risorse decisive per la transizione energetica. Donald Trump ha già dichiarato di seguire le elezioni con grande attenzione. Con 26mila militari ai seggi e un sistema elettronico capace di restituire i risultati in poche ore, il Brasile saprà presto chi guiderà il paese verso il ballottaggio del 25 ottobre — e, con ogni probabilità, verso la presidenza.
Domani 160 milioni di brasiliani si recheranno alle urne in una competizione che gli osservatori internazionali descrivono come equilibrata al punto da rendere quasi certo un ballottaggio il 25 ottobre. Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il suo sfidante Flavio Bolsonaro si trovano in una corsa dove nessun candidato sembra in grado di conquistare il 50% più uno dei voti al primo turno. Ma questa non è una semplice contesa interna: in gioco c'è il posizionamento geopolitico del Brasile e il suo orientamento futuro rispetto agli Stati Uniti e all'ordine mondiale.
Lula ha costruito la sua campagna attorno a una visione multilaterale. Ha ripetuto all'Onu che il Brasile "non sarà mai il cortile di nessuno", un messaggio che risuona con la sua storia di difesa dell'autonomia nazionale. Nel suo ultimo comizio ad Avenida Paulista a San Paolo, ha inquadrato la scelta in termini binari: da una parte la rivoluzione democratica e i diritti dei lavoratori e delle donne, dall'altra il fascismo e la barbarie. Ha rivolto un appello diretto agli elettori over 70, chiedendo loro di votare non solo per sé stessi ma per i figli e i nipoti, per il futuro del Brasile.
Bolsonaro ha adottato un linguaggio diverso, invocando un voto "ribelle" contro il male e la corruzione, a favore della libertà economica e della sicurezza. Ha già annunciato che aderirà allo Scudo delle Americhe, la coalizione militare promossa dagli Stati Uniti a cui hanno già aderito i leader sovranisti della regione. Nel suo discorso ha evocato il rischio di incidenti di piazza, avvertendo che il periodo tra il primo turno e il ballottaggio potrebbe "aggiungere altro sangue alla nostra storia". Nei giorni scorsi, i suoi sostenitori hanno alzato ulteriormente la tensione annunciando che Flavio concederà la grazia al padre Jair, attualmente ai domiciliari e condannato a 27 anni per il tentativo di golpe.
La campagna è stata segnata da scandali giudiziari, fake news, conflitti religiosi e minacce esterne. In questo clima polarizzato, l'astensione potrebbe scendere sotto il 20%, la media storica. Il voto è obbligatorio per i brasiliani alfabetizzati tra i 18 e i 70 anni, con una multa di circa 50 centesimi di euro per chi non giustifica l'assenza. Per i giovani di 16 e 17 anni, gli analfabeti e gli over 70, la partecipazione è facoltativa. Gli elettori voteranno un numero, non un nome: il 13 per Lula, il 22 per Bolsonaro, lo stesso del padre.
La geografia elettorale rivela divisioni profonde. Lula domina storicamente nel Nordest, la regione più povera con 43,5 milioni di elettori. Bolsonaro dovrebbe prevalere nel Sud, con 22,9 milioni di voti, culla dell'immigrazione italiana, e nel Midwest, con 12 milioni, centro importante della produzione di bestiame e soia. Il Nord, che comprende l'Amazzonia con 13,1 milioni di elettori, rimane diviso. Ma tutti gli occhi sono puntati sul Sud-Est, la regione più ricca e industrializzata con 66,3 milioni di elettori. Il Minas Gerais è la chiave: da quando il Brasile è una democrazia, negli ultimi quarant'anni, ogni presidente eletto ha vinto in questo stato.
Il voto di domani ha risonanze globali. Donald Trump ha già dichiarato di seguire le elezioni brasiliane con grande attenzione, consapevole dell'importanza geopolitica in gioco. Il Brasile è l'undicesima economia mondiale, con il Pil più alto dell'emisfero sud. Controlla il 12% delle riserve mondiali di acqua dolce e il 23% delle terre rare, risorse strategiche per la transizione energetica e l'industria ad alta tecnologia. Le votazioni si terranno dalle 8:00 alle 17:00 ora di Brasilia, con 26mila militari mobilitati ai seggi. Grazie al sistema elettronico, i risultati finali saranno noti nel giro di poche ore. Oltre al presidente, saranno eletti anche 27 governatori, 513 deputati federali, 54 senatori e 1.059 deputati statali e distrettuali. A meno di sorprese, il 40esimo presidente della democrazia brasiliana sarà eletto a fine mese.
Citas Notables
Se non volete votare per voi stessi, votate per i vostri nipoti, per i vostri figli, per il Brasile— Luiz Inácio Lula da Silva, nel suo ultimo comizio ad Avenida Paulista a San Paolo
Il ballottaggio si terrà tra più di tre settimane, un periodo di tempo che potrebbe aggiungere altro sangue alla nostra storia— Flavio Bolsonaro, nella sua campagna elettorale