Brasile al voto domenica: tensione massima tra Lula e Bolsonaro jr, salta il dibattito tv

Rischio di violenze di piazza e scontri tra fazioni politiche, con precedenti di attacchi alle istituzioni e vandalismo nel gennaio 2023.
Il prossimo presidente potrebbe essere deciso da una manciata di voti
I sondaggi mostrano una corsa serratissima tra Lula e Flavio Bolsonaro, con il ballottaggio quasi certo.
Mark

Perché il dibattito televisivo è stato cancellato? Non è una cosa che accade normalmente.

Mimi

Esattamente. È la prima volta nella storia democratica brasiliana. La tensione tra Lula e Flavio Bolsonaro è arrivata a un punto tale che nessuno dei due era disposto a stare nello stesso studio. Hanno preferito insultarsi a distanza piuttosto che affrontarsi in diretta.

Luke

Ma chi ha deciso di cancellarlo? La rete? I candidati? Perché il pezzo non lo dice chiaramente.

Mimi

È una buona domanda. Il pezzo dice che è saltato, ma non specifica chi ha preso la decisione finale. Probabilmente una combinazione di fattori: la rete non voleva un disastro televisivo, i candidati non volevano partecipare.

Mark

E i sondaggi come stanno?

Mimi

Lula è al 45 per cento, Flavio al 40. Nessuno dovrebbe vincere al primo turno, quindi si andrà al ballottaggio il 25 ottobre.

Luke

Ma qui c'è un dettaglio importante: gli altri candidati minori tendono verso la destra. Quindi al secondo turno potrebbe essere praticamente una parità.

Mimi

Sì, e questo significa che il prossimo presidente potrebbe essere eletto con una manciata di voti. È quello che rende tutto così volatile.

Mark

Cosa c'entra Trump con tutto questo?

Mimi

Molti temono che se Flavio perdesse, Trump non riconoscerebbe il risultato. Come ha fatto con le elezioni americane del 2020.

Luke

Ma il pezzo non dice che Trump ha effettivamente fatto qualcosa. Dice che c'è una "grande incognita" e che ci sono indagini su presunti finanziamenti americani. Sono cose diverse.

Mark

Quindi è più una paura che una minaccia concreta?

Mimi

Per ora sì. Ma la paura stessa sta alimentando la tensione. E il precedente del gennaio 2023, quando i sostenitori di Bolsonaro hanno attaccato le istituzioni, rende quella paura molto reale.

  • Lula e Flavio Bolsonaro si affrontano a distanza di insulti — 'vile e codardo' contro 'squalificato, senza futuro' — in una campagna che ha già cancellato il tradizionale dibattito televisivo su Globo, un fatto senza precedenti nella storia democratica del paese.
  • I sondaggi Datafolha danno Lula al 45% e Flavio al 40%, rendendo quasi certo il ballottaggio del 25 ottobre, con un margine così risicato da poter essere deciso da una manciata di voti.
  • Il fantasma del gennaio 2023 aleggia sul voto: i sostenitori di Bolsonaro devastarono i palazzi delle istituzioni a Brasilia, e oggi il timore di nuove violenze è concreto e diffuso.
  • L'ambasciata americana a Brasilia ha chiuso per una minaccia ricevuta, l'Australia ha fatto lo stesso citando rischi di terrorismo, e un falso allarme bomba vicino alla Corte suprema ha ulteriormente alzato il livello di tensione nella capitale.
  • La grande incognita rimane Washington: se Trump non riconoscesse una vittoria di Lula, il Brasile potrebbe trovarsi a fronteggiare simultaneamente instabilità interna e pressione internazionale, una combinazione che l'Avvocatura generale sta già cercando di anticipare indagando su presunti finanziamenti americani all'estrema destra.

Domenica il Brasile si reca alle urne in un clima che rispecchia le fratture più profonde della democrazia contemporanea: da un lato Lula, presidente progressista e ottantenne, dall'altro Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex leader agli arresti domiciliari, in una contesa senza dialogo né mediazione. Il paese porta ancora i segni degli assalti alle istituzioni del gennaio 2023, e oggi si aggiunge l'ombra dell'interferenza internazionale, con Washington che osserva da una posizione ambigua. Non è soltanto una scelta tra due candidati: è una prova di resistenza per la democrazia brasiliana stessa.

Il Brasile arriva a questo voto domenicale portando il peso di una democrazia sotto pressione. Lula, ottantenne progressista al governo, e Flavio Bolsonaro, quarantacinquenne evangelico e figlio dell'ex presidente agli arresti domiciliari, si contendono la presidenza senza mai incontrarsi davvero: solo insulti lanciati a distanza, in una campagna così tossica da aver cancellato per la prima volta nella storia il tradizionale dibattito su Globo.

I numeri parlano di un paese spaccato: Lula al 45%, Flavio al 40%, con un ballottaggio il 25 ottobre quasi inevitabile. Ma i candidati minori gravitano verso destra, rendendo il secondo turno una questione di margini minimi. Chi governerà il Brasile potrebbe essere deciso da pochissimi voti, e questa incertezza sta avvelenando il clima sociale prima ancora che le urne si aprano.

Sullo sfondo c'è il ricordo ancora bruciante del gennaio 2023, quando i sostenitori di Bolsonaro assaltarono i palazzi delle istituzioni a Brasilia. Stavolta però si aggiunge un'incognita nuova: cosa farà Washington se il suo candidato perdesse? Lula ha già risposto dai palchi dei comizi, avvertendo che il Brasile non accetterà ingerenze. L'Avvocatura generale indaga su presunti finanziamenti americani all'estrema destra, mentre l'ambasciata Usa ha chiuso per una minaccia non resa pubblica e l'Australia ha fatto lo stesso per ragioni di sicurezza. Un falso allarme bomba vicino alla Corte suprema ha completato il quadro di una capitale in stato di allerta.

Il Brasile non sta scegliendo solo un presidente. Sta mettendo alla prova la tenuta della propria democrazia di fronte a pressioni che arrivano da dentro e da fuori, tutte insieme, tutte adesso.

Il Brasile si prepara a un voto domenicale che incarna tutte le fratture della democrazia contemporanea. Da una parte c'è Luiz Inácio Lula da Silva, ottantenne progressista e cattolico che governa il paese, dall'altra Flavio Bolsonaro, quarantacinquenne evangelico e figlio dell'ex presidente Jair, attualmente agli arresti domiciliari. Tra i due non c'è spazio per il dialogo. Solo insulti lanciati a distanza: Flavio ha chiamato Lula "vile e codardo", Lula ha risposto definendolo "squalificato, senza passato e senza futuro". La tensione è tale che per la prima volta nella storia democratica brasiliana il tradizionale dibattito televisivo trasmesso da Globo, la rete più seguita del paese, è stato cancellato.

Secondo l'ultimo sondaggio Datafolha, Lula raccoglie il 45 per cento dei voti validi al primo turno, mentre Flavio ne ottiene il 40. Nessuno dei due dovrebbe raggiungere la maggioranza assoluta, il che significa ballottaggio il 25 ottobre. Ma il quadro si complica perché i candidati minori tendono a stare più vicini alla destra, creando una situazione di sostanziale parità al secondo turno. Il prossimo presidente del Brasile potrebbe quindi essere deciso da una manciata di voti, e questa incertezza sta avvelenando il clima politico e sociale del paese.

La paura che aleggia è quella di rivivere i giorni di gennaio 2023, quando i sostenitori di Bolsonaro e gruppi estremisti hanno attaccato e devastato i palazzi delle istituzioni a Brasilia, tentando un rovesciamento violento del presidente democraticamente eletto. Stavolta però c'è un elemento nuovo e inquietante: l'incognita di Washington. Molti si chiedono se Donald Trump, nel caso in cui il suo candidato perdesse, riconoscerebbe il risultato delle elezioni. Lula ha già affrontato il tema direttamente nei suoi comizi, dichiarando che il Brasile è pronto a reagire se gli Stati Uniti e altri paesi della regione non riconoscessero una sua vittoria. Intanto, l'Avvocatura generale brasiliana sta già indagando su presunti tentativi di interferenza americana nella campagna e su finanziamenti statunitensi all'estrema destra.

Le conseguenze di questa tensione sono già visibili. A Brasilia, il personale dell'ambasciata americana è stato avvertito di non presentarsi al lavoro in presenza a causa di una minaccia ricevuta dalla missione diplomatica. I dettagli della minaccia non sono stati resi pubblici, ma è stata inviata una comunicazione che disponeva il lavoro da casa per l'intera giornata. Anche l'Australia ha deciso di chiudere la sua ambasciata per ragioni di sicurezza, citando il rischio di terrorismo in vista delle elezioni. Nella capitale brasiliana è scattato anche un allarme bomba quando un uomo ha lanciato uno zaino verso una fermata dell'autobus vicino alla Corte suprema. Si è rivelato un falso allarme—la borsa conteneva solo indumenti—ma il fatto stesso che accada segnala il livello di ansia e preoccupazione che sta montando.

Ciò che rende questa elezione particolarmente instabile è la convergenza di fattori: uno scontro interno senza precedenti di asprezza, il fantasma dell'interferenza internazionale, il ricordo ancora fresco della violenza del 2023, e l'incertezza su come Washington reagirà a un risultato sfavorevole al suo candidato preferito. Il Brasile non sta solo scegliendo un presidente domenica. Sta decidendo se la sua democrazia può reggere il peso di queste pressioni simultanee.

Il Brasile è più che pronto ad agire qualora gli Stati Uniti e altri Paesi della regione non dovessero riconoscere la vittoria di domenica
— Luiz Inácio Lula da Silva, nei suoi comizi
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