Nel cuore pulsante del Sudamerica, il Brasile si avvicina a un bivio storico: Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente condannato, guida il ballottaggio del 25 ottobre con il 43% dei voti, lasciando Lula in una posizione precaria. Ciò che si decide a Brasilia non riguarda solo il destino di una nazione, ma l'equilibrio geopolitico di un intero continente, con Washington pronta ad accogliere il paese più influente del Sudamerica nella propria orbita. La sinistra latinoamericana, già provata da sconfitte a catena, osserva con inquietudine un'onda che sembra travolgere tutto ciò che aveva cost
Bolsonaro verso la presidenza, Trump esulta: la destra conquista il Brasile
Oggi finisce l'era del Pt
Quindi Flavio Bolsonaro è davvero a un passo dalla vittoria?
Sì, ma non è ancora finita. Ha il 43 per cento al primo turno, Lula il 41. Il ballottaggio è il 25 ottobre. Tutto può ancora succedere.
Ma i numeri dicono che è difficile per Lula. Gli altri candidati hanno preso il 7 per cento insieme, e molti di loro sono più vicini alla destra.
Cosa cambierebbe se Flavio vincesse?
Il Brasile entrerebbe nell'orbita di Washington. Allentamento dei vincoli ambientali, indulto per suo padre, riduzione della spesa pubblica. E il paese entrerebbe nello Scudo delle Americhe.
Cioè, un allineamento geopolitico completo con gli Stati Uniti. Non è poco.
Perché Lula sta perdendo?
Non è tanto che la gente ami Flavio. È che la gente è stanca di Lula. Lo vede come un uomo dell'establishment, non più il sindacalista di una volta. I programmi sociali non bastano a chi ha poco, e le classi medie hanno paura.
Quindi è un voto di protesta, non un voto di adesione. Questo è importante.
E se Lula vincesse comunque?
Sarebbe un miracolo. Ma anche così, avrebbe un Parlamento ostile. La Camera è dominata dalla destra, il Senato potrebbe nominare giudici supremi contro di lui.
Quindi anche una vittoria di Lula non risolverebbe i suoi problemi. Sarebbe un mandato molto difficile.
Chi sono questi giovani candidati che stanno avendo successo?
Gente come Eduarda Campopiano, 23 anni, eletta a San Paolo con quasi 2 milioni di voti. Sono a metà strada tra politici e influencer. Usano i social media in modo molto efficace.
E cosa dicono? Quali sono le loro posizioni?
Linguaggio diretto, attivismo digitale rabbioso. Campopiano ha rivendicato l'intervento coloniale e sminuito la cultura indigena. I suoi interventi sono diventati virali.
Quindi sono populisti digitali, senza dibattito tradizionale, ma molto efficaci sui social. È un fenomeno nuovo in Brasile.
O Pulso
- Flavio Bolsonaro guida con due punti di vantaggio, e Trump esulta già come se la partita fosse chiusa.
- Un'eventuale vittoria bolsonarista porterebbe il Brasile nello Scudo delle Americhe, raffreddando i rapporti con Cina e Unione Europea e mettendo a rischio l'accordo Mercosur.
- Lula è indietro, stanco, e percepito non più come voce del popolo ma come uomo del sistema: l'antipetismo è il vero motore del voto.
- Giovani candidati-influencer come Eduarda Campopiano, 23 anni ed eletta con quasi due milioni di voti, ridisegnano il volto della destra brasiliana con linguaggio diretto e attivismo digitale feroce.
- Anche in caso di rimonta miracolosa, Lula governerebbe con un Parlamento ostile e un Senato pronto a nominargli giudici avversari — una vittoria che potrebbe assomigliare a una sconfitta.
Nel cuore pulsante del Sudamerica, il Brasile si avvicina a un bivio storico: Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente condannato, guida il ballottaggio del 25 ottobre con il 43% dei voti, lasciando Lula in una posizione precaria. Ciò che si decide a Brasilia non riguarda solo il destino di una nazione, ma l'equilibrio geopolitico di un intero continente, con Washington pronta ad accogliere il paese più influente del Sudamerica nella propria orbita. La sinistra latinoamericana, già provata da sconfitte a catena, osserva con inquietudine un'onda che sembra travolgere tutto ciò che aveva costruito.
Donald Trump ha accolto il risultato del primo turno brasiliano come una propria vittoria personale, e non aveva torto: Flavio Bolsonaro ha ottenuto il 43% dei voti, superando Lula di circa due punti. Il ballottaggio è fissato per il 25 ottobre, e la posta in gioco va ben oltre i confini del Brasile. Se Flavio vincesse, il paese più ricco e influente del Sudamerica entrerebbe nell'orbita di Washington, sancendo l'espansione di quella che Trump chiama la Dottrina Donroe.
Flavio ha già tracciato la sua rotta: indulto per il padre Jair, agli arresti domiciliari dopo la condanna per il tentativo di golpe del 2023, taglio alla spesa pubblica, pugno duro sulla criminalità e smantellamento dei vincoli ambientali. Una presidenza Bolsonaro significherebbe anche un raffreddamento dei rapporti con Pechino e Bruxelles, complicando l'accordo appena firmato tra Unione Europea e Mercosur.
Lula non è ancora fuori dai giochi, ma il margine per rimontare è strettissimo. I candidati minori hanno raccolto il 7% dei voti, e la maggior parte di quel bacino è più vicino alla destra. Anche in caso di vittoria, il quarto mandato di Lula sarebbe un calvario: Camera dominata dalla destra, Senato ostile, e un paese che lo percepisce non più come sindacalista figlio del popolo, ma come uomo dell'establishment.
Questa possibile sconfitta è il culmine di un anno nero per la sinistra latinoamericana, con leader progressisti caduti a catena in Cile, Perù e Colombia. Il voto per Flavio non è tanto un'adesione al suo programma quanto un voto di protesta: oltre 56 milioni di brasiliani hanno scelto di dire basta al Pt. Le sue prime parole dopo il risultato sono state lapidarie: 'Oggi finisce l'era del Pt'.
A incarnare il nuovo volto di questa destra è una generazione di giovani candidati a metà tra politici e influencer. Tra loro spicca Eduarda Campopiano, 23 anni, eletta a San Paolo con quasi due milioni di voti grazie a un linguaggio senza filtri e a una presenza digitale capace di trasformare ogni provocazione in viralità. È lei il simbolo di una destra brasiliana che non ha bisogno dei vecchi palcoscenici per conquistare il potere.
Donald Trump ha salutato il risultato del primo turno elettorale brasiliano come una "grande vittoria". Aveva ragione a esultare: Flavio Bolsonaro, il figlio dell'ex presidente Jair, ha ottenuto il 43 per cento dei voti, superando Lula di circa due punti percentuali. Il ballottaggio decisivo è fissato per il 25 ottobre. Se Flavio vincerà, il Brasile — il paese più ricco e influente del Sudamerica — entrerà nell'orbita di Washington, sancendo l'espansione di quella che Trump chiama la Dottrina Donroe in tutta la regione. Non è una questione locale. È geopolitica.
Flavio ha già annunciato cosa farà. Indulterà suo padre, attualmente agli arresti domiciliari e condannato per il tentativo di golpe del 2023. Ridurrà la spesa pubblica. Userà il pugno duro contro la criminalità. Sul fronte ambientale, sostiene che i vincoli normativi frenano lo sviluppo economico e che il riscaldamento globale è semplicemente un ciclo naturale. Queste posizioni sono cattive notizie per chi difende l'Amazzonia e per chi combatte il cambiamento climatico. Il Brasile sotto la sua presidenza entrerebbe nello Scudo delle Americhe, l'alleanza politico-militare regionale promossa dagli Stati Uniti. L'avvicinamento a Washington potrebbe raffreddare i rapporti tra Brasilia e Pechino, così come con Bruxelles, e complicherebbe l'attuazione dell'accordo appena firmato tra l'Unione Europea e il Mercosur.
Ma Lula non è ancora sconfitto. È indietro di circa due punti, vero, ma gli altri candidati al primo turno hanno raccolto insieme il 7 per cento dei voti, e molti di loro sono più vicini alla destra che al leader progressista. Per ribaltare la situazione, Lula avrebbe bisogno di un miracolo politico. Non è impossibile, ma sarà molto difficile. Farà appello agli astenuti — l'affluenza è stata alta ma non altissima — e a chi ha votato scheda bianca o nulla. Punterà sulla paura: il ritorno di Bolsonaro al potere. Ma anche se riuscisse a vincere, il suo quarto mandato sarebbe un calvario. La Camera dei Deputati è dominata dalla destra, e il Senato potrebbe nominare giudici supremi a lui ostili.
Questa possibile sconfitta rappresenta il culmine di un annus horribilis per la sinistra latinoamericana. In pochi mesi, i leader progressisti sono caduti come tessere di domino: il Cile, il Perù, la Colombia. Tutti spazzati via dall'onda della destra trumpiana. La grande affermazione di Flavio Bolsonaro non è tanto un voto di fiducia nel suo programma, quanto un voto di protesta contro Lula. Oltre 56 milioni di brasiliani lo hanno scelto per dire basta. L'astensione è stata alta, ma tra chi ha votato, il sentimento dominante è l'"antipetismo" — l'avversione al Pt, il partito di Lula. Le prime parole di Flavio dopo la vittoria sono state chiare: "Oggi finisce l'era del Pt".
Lula è apparso stanco. Non più il sindacalista figlio del popolo, ma un uomo dell'establishment, incapace di affrontare le profonde ingiustizie del paese. È diventato il bersaglio dello scontento di tutti: di chi ha molto e ha paura di perderlo, di chi teme la criminalità (anche se il tasso di omicidi è calato), e di chi ha poco o nulla e vede i programmi sociali del governo come insufficienti a migliorare la propria situazione materiale.
Dall'altro lato, hanno avuto grande successo giovani candidati a metà strada tra politici e influencer. Allergici al dibattito tradizionale, sono maestri nell'uso dei social media. Usano un linguaggio diretto per promuovere un attivismo digitale rabbioso e molto efficace. Una di loro, Eduarda Campopiano, 23 anni, è stata eletta a San Paolo con 1,95 milioni di voti. Ha scandalizzato molti rivendicando l'intervento coloniale e sminuendo la cultura indigena. I suoi interventi sono diventati virali, rendendola popolarissima. È il nuovo volto della destra brasiliana: giovane, digitale, senza filtri, e capace di attrarre milioni di voti.
Citações Notáveis
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Oggi finisce l'era del Pt— Flavio Bolsonaro, dopo il primo turno