Alla vigilia di una serata evento su Rai1, Roberto Benigni ha offerto nello studio di Bruno Vespa una meditazione inattesa: San Francesco d'Assisi come archetipo del leader che il mondo non riesce più a produrre — capace di unire uomini, animali e natura attorno all'uguaglianza e alla pace. In un tempo in cui il carisma viene misurato in consensi elettorali, l'attore premio Oscar ha ricordato che ottocento anni fa un giovane di Assisi trasformò la propria ricchezza in povertà, la propria spada in perdono, e lasciò un'impronta sull'anima dell'umanità che nessuna coalizione politica ha mai eguag
Benigni: San Francesco sarebbe stato un ottimo leader del Campo Largo
Francesco avrebbe messo d'accordo tutti senza primarie
Quando Benigni parla di Francesco come leader del Campo Largo, sta scherzando o parla davvero?
Parla davvero, ma non nel senso politico che potremmo aspettarci. Sta dicendo che Francesco aveva un carisma tale da unire persone diverse attorno a valori comuni — uguaglianza, pace, compassione. È una riflessione sulla leadership autentica.
Ma qui c'è un salto logico. Benigni dice che Francesco avrebbe messo d'accordo tutti senza primarie. Come lo sa? Francesco viveva nel Medioevo, in un contesto completamente diverso. È una proiezione affascinante, ma non è storia.
Allora cosa rende Francesco così speciale per Benigni?
I paradossi. Francesco era ricco ma scelse la povertà, era un guerriero ma divenne pacifista, diceva di non leggere ma scrisse poesia straordinaria. Ha trasformato i sentimenti umani, non solo predicato su di essi.
Benigni dice che le mamme tenevano i bambini in casa per paura che venissero contagiati dalla gioia di Francesco. È una fonte storica o una metafora poetica?
E la questione delle donne? Benigni dice che Francesco volle Chiara nell'ordine, cosa che la chiesa non fa nemmeno oggi.
È vero che Francesco e Chiara fondarono insieme un movimento monastico femminile, cosa rivoluzionaria per l'epoca. Ma il dettaglio sulla chiesa che non lo fa nemmeno oggi è una valutazione contemporanea, non un fatto storico puro.
Esattamente. Benigni sta mescolando fatti storici verificabili con interpretazioni personali molto forti. Francesco ha davvero scritto Il cantico delle creature, ha davvero avuto milioni di seguaci, ha davvero promosso l'uguaglianza. Ma l'idea che sia rimasto solo alla fine, che le mamme avessero paura della sua gioia — sono costruzioni narrative, non documenti.
Allora il messaggio finale di Benigni, sull'uguaglianza davanti a Dio e sulla compassione verso i sofferenti, è ancora rilevante?
Sì, perché è basato su quello che Francesco ha effettivamente fatto e insegnato. Il problema è che Francesco si vergognava della sofferenza altrui mentre noi andiamo avanti tranquilli — questo è il contrasto che Benigni vuole sottolineare.
E qui siamo nel territorio della critica contemporanea, non della storia. Benigni sta usando Francesco come specchio per giudicare il nostro tempo. È un esercizio legittimo, ma il lettore deve sapere dove finisce la storia e inizia l'interpretazione.
Der Puls
- Benigni entra in studio e trasforma un'intervista televisiva in un atto d'amore filosofico: Francesco non è un santo da venerare a distanza, ma una presenza così travolgente che le madri chiudevano i figli in casa per paura che lo seguissero.
- La tensione narrativa è tutta nei paradossi: ricco che abbraccia la miseria, guerriero che diventa pacifista, illetterato che scrive la prima grande poesia italiana — ogni contraddizione di Francesco è una sfida silenziosa ai valori del presente.
- Il punto più scomodo arriva quando Benigni confessa che se Francesco avesse ragione — se la sofferenza altrui fosse davvero insopportabile — 'saremmo rovinati', perché noi invece 'andiamo avanti tranquilli'.
- La serata evento Francesco — Il cantico, in onda su Rai1 domenica 4 ottobre, diventa il pretesto per una domanda più grande: cosa significa possedere un simile patrimonio spirituale e continuare a ignorarlo?
- Il messaggio atterra come un invito sospeso: Francesco è ancora qui, è italiano, è nostro — e questa, dice Benigni con voce ferma, è una cosa straordinaria che forse non meritiamo abbastanza.
Alla vigilia di una serata evento su Rai1, Roberto Benigni ha offerto nello studio di Bruno Vespa una meditazione inattesa: San Francesco d'Assisi come archetipo del leader che il mondo non riesce più a produrre — capace di unire uomini, animali e natura attorno all'uguaglianza e alla pace. In un tempo in cui il carisma viene misurato in consensi elettorali, l'attore premio Oscar ha ricordato che ottocento anni fa un giovane di Assisi trasformò la propria ricchezza in povertà, la propria spada in perdono, e lasciò un'impronta sull'anima dell'umanità che nessuna coalizione politica ha mai eguagliato.
Roberto Benigni siede di fronte a Bruno Vespa su Rai1 e parla di San Francesco come se stesse descrivendo il candidato ideale per guidare una coalizione impossibile. Non è ironia: è ammirazione pura. Quando predicava, dice l'attore, lo ascoltavano milioni di persone — ma anche animali, piante, uccelli, lupi. Avrebbe potuto unire tutti, senza primarie.
L'occasione è la vigilia di Francesco — Il cantico, la serata evento di Rai1 per gli ottocento anni dalla morte del santo. Ma Benigni va ben oltre la commemorazione. Definisce Francesco 'il più grande plasmatore di anime della storia dell'umanità': la sua presenza era così magnetica che le madri tenevano i figli in casa per paura che venissero contagiati dalla sua gioia e lo seguissero per sempre.
Ciò che affascina Benigni sono i paradossi. Francesco era straordinariamente ricco e scelse la povertà assoluta. Era un cavaliere e divenne il primo pacifista. Diceva di essere ignorante e scrisse la poesia più moderna d'Italia. Voleva essere l'ultimo e divenne il primo. Portava le stimmate del dolore ed era il giullare di Dio, pieno di gioia. E soprattutto: volle Chiara nell'ordine, in un'epoca in cui la chiesa disprezzava le donne — una cosa, nota Benigni, che la chiesa non fa nemmeno oggi.
Quasi cieco, solo, dopo aver guidato un movimento grande come una multinazionale, Francesco scrisse Il cantico delle creature. Ed è lì, dice Benigni, il cuore di tutto: l'uguaglianza di ogni essere davanti a Dio, e una compassione così radicale che la sofferenza altrui gli rendeva impossibile andare avanti. 'Se avesse ragione lui, saremmo rovinati' — perché noi, invece, andiamo avanti tranquilli. Francesco è una personalità unica, conclude l'attore, e ce l'abbiamo noi, in Italia. È una cosa straordinaria.
Roberto Benigni è seduto nello studio di Bruno Vespa, a Cinque Minuti su Rai1, e sta parlando di San Francesco come se fosse il candidato perfetto per guidare una coalizione politica. Non è una battuta. L'attore, premio Oscar, descrive il santo di Assisi con una serietà affettuosa: quando predicava, milioni di persone lo ascoltavano — non solo persone, ma animali, piante, alberi, uccelli, cani, lupi. Avrebbe potuto unire tutti senza bisogno di primarie. Sarebbe stato meraviglioso.
Vespa apre l'intervista con una provocazione bonaria, accusando Benigni di avercela con il santo più santo di tutti. Benigni risponde che gli viene voglia di abbracciarlo, perché è una cosa francescana. Siamo alla vigilia di una serata evento su Rai1 dedicata a Francesco — Il cantico, in programma domenica 4 ottobre subito dopo il Tg1 delle 20, per commemorare gli 800 anni dalla morte del santo.
Benigni descrive Francesco come il più grande plasmatore di anime della storia dell'umanità. Non era possibile rimanere indifferenti quando lo si incontrava: la sua aura, la sua luce erano tali che le madri tenevano i bambini in casa per paura che venissero contagiati dalla sua gioia e lo seguissero. Il giovane Francesco — che non si chiamava nemmeno Francesco, ma Giovanni, ed è la prima volta nella storia che qualcuno nel mondo porta questo nome — era irresistibile. Ha provato tutti i sentimenti umani e li ha veramente trasformati. Era straordinariamente ricco eppure scelse la povertà assoluta. Era un cavaliere, un guerriero, eppure divenne il primo operatore di pace, il primo pacifista. Amava le donne in un'epoca in cui la chiesa stessa le disprezzava. Mentre la chiesa voleva la guerra, lui voleva la pace.
L'attore sottolinea i paradossi che definiscono Francesco. Diceva di non leggere, di essere ignorante, eppure era colto e scrisse la poesia più bella, più moderna d'Italia — la prima della sua specie. Tra i francescani ci sono stati i più grandi teologi di tutti i tempi. Voleva essere il più piccolo, il più basso, l'ultimo, e invece divenne il più alto, il primo, il più grande. Portava le stimmate, il segno del dolore fisico, eppure era il giullare di Dio, pieno di gioia. Era un pazzo di Dio, diceva Benigni, che faceva divertire Dio per mestiere. E soprattutto c'è la questione delle donne: Francesco volle lui stesso Chiara nell'ordine, una cosa che la chiesa non fa nemmeno oggi. Potevano addirittura predicare insieme, e si amarono fino alla fine. Era un innovatore: se c'era una cosa da fare controtendenza, Francesco l'ha fatta.
Ha avuto milioni di seguaci, un oceano, era una multinazionale, ma alla fine è rimasto solo. Quando era quasi cieco scrisse Il cantico delle creature, la più grande ode al creato. E qui Benigni arriva al cuore della questione: perché bisogna amare San Francesco? Perché proclamava l'uguaglianza della natura e degli uomini, tutti davanti a Dio. Questo amore infinito, sconfinato di Dio verso gli uomini e degli uomini verso Dio. Ma Francesco si vergognava quando vedeva qualcuno che aveva meno di lui, che era più povero. Se avesse ragione lui, dice Benigni, saremmo rovinati. Invece noi andiamo avanti tranquilli. Ma lui quando vedeva la sofferenza e il dolore non ce la faceva a vivere, non ce la faceva ad andare avanti. È una personalità unica nel nostro mondo, e ce l'abbiamo noi in Italia. È una cosa straordinaria.
Bemerkenswerte Zitate
Quando faceva le prediche erano milioni ad ascoltarlo, tutti lo stavano a sentire, le persone, gli animali, le piante, gli alberi, gli uccelli, i cani, i lupi— Roberto Benigni
Perché bisogna amare San Francesco? Perché proclamava l'uguaglianza della natura e degli uomini, tutti davanti a Dio— Roberto Benigni