Nel cuore di Milano, il Teatro alla Scala ha dovuto ammettere una verità scomoda: senza i suoi lavoratori, il sipario non si alza. La prima del Faust di Gounod, prevista per il 20 ottobre, è stata cancellata dopo che i dipendenti del teatro hanno scioperato in massa, rivendicando un adeguamento salariale del 15% per recuperare quanto l'inflazione ha eroso nel tempo. Lo scontro tra le esigenze di chi dà vita all'arte e i vincoli di chi ne gestisce i conti rispecchia una tensione antica e irrisolta nelle istituzioni culturali, dove il valore del lavoro umano fatica a trovare espressione nei bila
Alla Scala cancellata la prima del Faust per lo sciopero dei lavoratori
Il teatro rimane vuoto quando i lavoratori non lo riempiono
Perché uno sciopero alla Scala è così efficace? Non potrebbe il teatro trovare sostituti?
Perché un'opera non è come una fabbrica. Hai bisogno di musicisti specifici, coristi, tecnici che conoscono il palcoscenico. Non puoi improvvisare una prima della Scala.
Ma il comunicato dice solo che non ci sono le condizioni per la rappresentazione. Non specifica se il teatro avrebbe potuto cercare di andare avanti con personale esterno.
Vero, ma l'adesione è descritta come altissima. Probabilmente non c'era nemmeno il personale tecnico minimo.
E il costo? Trentasette milioni in tre anni — è davvero impossibile?
Dipende da dove il teatro potrebbe trovare i soldi. Finanziamenti pubblici, sponsorizzazioni, tagli altrove. Ma la Fondazione sostiene che non è fattibile.
Qui bisogna essere cauti. La cifra di 37 milioni è una stima del teatro, non una verifica indipendente. Non sappiamo se sia gonfiata o realistica.
E se lo sciopero continua? Cosa succede alle altre prime?
Saltano. Il teatro ha già avvertito che la Messa da Requiem e il balletto sono a rischio.
Ma non è certo. Il comunicato dice è probabile, non è sicuro.
Quindi siamo in una situazione di stallo.
Esattamente. I sindacati non cederanno facilmente, e il teatro dice che non può permettersi di cedere. Nel mezzo, il pubblico perde spettacoli.
The Pulse
- I quattro principali sindacati — Cgil, Cisl, Uil e Fials — hanno ottenuto un'adesione massiccia allo sciopero, rendendo materialmente impossibile allestire lo spettacolo.
- Davanti all'ingresso del teatro, danzatori, musicisti e coristi hanno trasformato il presidio in una performance simbolica, eseguendo brani dal Va', pensiero al Bella, ciao, per ricordare che senza di loro la Scala è solo un edificio vuoto.
- I lavoratori chiedono un aumento del 15% della retribuzione annua lorda, ma la Fondazione stima che accogliere questa richiesta costerebbe 37 milioni di euro in tre anni — una cifra che dichiara insostenibile.
- La cancellazione della prima non è un episodio isolato: la Messa da Requiem del 28 ottobre e il balletto del 7 novembre rimangono a rischio se la trattativa non si sblocca.
- Il Faust è stato riprogrammato per sabato 24 ottobre, e i biglietti verranno rimborsati, ma il pubblico e il palcoscenico restano in attesa di una risoluzione che ancora non si intravede.
Nel cuore di Milano, il Teatro alla Scala ha dovuto ammettere una verità scomoda: senza i suoi lavoratori, il sipario non si alza. La prima del Faust di Gounod, prevista per il 20 ottobre, è stata cancellata dopo che i dipendenti del teatro hanno scioperato in massa, rivendicando un adeguamento salariale del 15% per recuperare quanto l'inflazione ha eroso nel tempo. Lo scontro tra le esigenze di chi dà vita all'arte e i vincoli di chi ne gestisce i conti rispecchia una tensione antica e irrisolta nelle istituzioni culturali, dove il valore del lavoro umano fatica a trovare espressione nei bilanci.
Il Teatro alla Scala ha cancellato la prima del Faust di Charles Gounod, prevista per la sera del 20 ottobre, dopo che i lavoratori hanno scioperato in massa rendendo impossibile allestire lo spettacolo. La Fondazione ha comunicato ufficialmente che non esistevano le condizioni per procedere con la rappresentazione.
Lo sciopero, indetto da Cgil, Cisl, Uil e Fials, ha avuto un'adesione straordinaria. Al mattino, i dipendenti si erano radunati davanti al teatro in un presidio che aveva assunto una forma inaspettatamente teatrale: danzatori che eseguivano passi di danza, musicisti e coristi che intonavano brani dal Va', pensiero al Bella, ciao, passando per Libertango e Fischia il vento. Un modo eloquente per affermare che il teatro, senza di loro, non può esistere.
Al centro della vertenza c'è una richiesta precisa: un aumento del 15% della retribuzione annua lorda, per recuperare il terreno perso all'inflazione. La Fondazione risponde che soddisfare questa rivendicazione costerebbe 37 milioni di euro in tre anni, una cifra che ritiene insostenibile per le proprie casse.
La cancellazione di stasera potrebbe non essere l'ultima. Rimangono a rischio la Messa da Requiem diretta da Riccardo Chailly, in programma il 28 ottobre, e il balletto Balanchine, Bausch Stravinskij del 7 novembre. Il Faust è stato riprogrammato per sabato 24 ottobre alle 19.30, e i biglietti verranno rimborsati. Nel frattempo, il palcoscenico resta vuoto e la trattativa aperta.
Il Teatro alla Scala ha cancellato la prima del Faust di Charles Gounod prevista per la sera del 20 ottobre. La decisione è arrivata dopo che i lavoratori del teatro hanno scioperato in massa, rendendo impossibile allestire lo spettacolo. La Fondazione ha comunicato che non sussistevano le condizioni per procedere con la rappresentazione.
Lo sciopero era stato indetto dai quattro principali sindacati — Cgil, Cisl, Uil e Fials — per spingere il teatro a rinnovare i contratti dei dipendenti. L'adesione è stata massiccia. Al mattino, i lavoratori si erano radunati davanti all'ingresso del teatro in un presidio che aveva assunto forme simboliche: danzatori avevano eseguito passi di danza, mentre musicisti e coristi avevano cantato brani che spaziano dal repertorio lirico classico a canzoni di protesta, dal Va', pensiero al Bella, ciao, passando per Libertango e Fischia il vento. Era un modo di dire che il teatro, senza di loro, non poteva funzionare.
La richiesta sindacale è precisa: un aumento del 15% della retribuzione annua lorda per i lavoratori, con l'obiettivo di recuperare il terreno perso all'inflazione e prevedere ulteriori adeguamenti graduali negli anni a venire. Per il teatro, però, il conto è insostenibile. Secondo le stime della Fondazione, soddisfare questa rivendicazione comporterebbe una spesa di 37 milioni di euro nell'arco di tre anni — una cifra che le casse dell'istituzione non possono assorbire.
La cancellazione di stasera potrebbe essere solo l'inizio. Il teatro ha già avvertito che altre prime rimangono a rischio: la Messa da Requiem diretta da Riccardo Chailly, programmata per il 28 ottobre, e il balletto Balanchine, Bausch Stravinskij, in calendario per il 7 novembre. Se lo sciopero proseguirà, entrambe potrebbero saltare. La prossima rappresentazione del Faust è stata riprogrammata per sabato 24 ottobre alle 19.30, e i biglietti per lo spettacolo cancellato verranno rimborsati ai possessori.
Lo scontro mette in luce una tensione ricorrente nelle istituzioni culturali italiane: il divario tra le esigenze di chi lavora — salari che tengano il passo con l'inflazione — e i vincoli di bilancio che le organizzazioni affermano di subire. Per i lavoratori della Scala, il teatro è un luogo dove il loro contributo è visibile e insostituibile; per la Fondazione, accogliere la richiesta significherebbe fare scelte che vanno oltre le sue possibilità finanziarie. Nel frattempo, gli spettatori rimangono in sospeso, e il palcoscenico rimane vuoto.
Notable Quotes
Non ci sono le condizioni per la rappresentazione dell'opera Faust— Comunicato della Fondazione Teatro alla Scala
Un aumento del 15% della retribuzione annua lorda per recuperare l'inflazione, con ulteriori adeguamenti graduali negli anni— Rivendicazione dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fials