Nel cuore di Tirana, davanti al ministero dell'Educazione, una stagione di malcontento giovanile si è scaricata in una notte di fumo e pietre: studenti, insegnanti e cittadini hanno chiesto che il premier Edi Rama lasci il governo. Come spesso accade quando la fiducia tra governanti e governati si logora, la rabbia ha trovato nella piazza il suo linguaggio più immediato, e la polizia la sua risposta più dura. Ma nel gesto di chi ha respinto anche l'opposizione, il movimento ha mostrato di voler essere padrone del proprio grido.
Albania, notte di scontri a Tirana: studenti e cittadini con sassi e molotov contro la polizia
«L'opposizione siamo noi»
Cosa è successo esattamente a Tirana?
Studenti, insegnanti e cittadini si sono radunati davanti al ministero dell'Educazione chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Hanno incendiato cassonetti, lanciato sassi e poi molotov. La polizia ha usato idranti e lacrimogeni.
E quanto è durato tutto?
Circa 30 minuti. Poi la folla, già ridotta dalla pioggia fitta, si è ritirata verso il Palazzo di governo.
Perché è rilevante il rifiuto dell'opposizione?
Sali Berisha e il centrodestra hanno tentato di unirsi al corteo, ma i giovani li hanno bloccati con un cordone. «L'opposizione siamo noi», hanno detto.
Attenzione però: sappiamo cosa hanno dichiarato, non quanto quella posizione sia condivisa da tutti i manifestanti.
Ci sono dati su feriti o arresti?
Nel resoconto no. Nemmeno sul numero dei partecipanti. Sono lacune da non riempire con ipotesi.
Cosa seguire adesso?
Se le proteste si ripeteranno il prossimo fine settimana e cosa accadrà al Palazzo di governo.
Der Puls
- Davanti al ministero dell'Educazione, cassonetti incendiati e lanci di sassi hanno trasformato una manifestazione in uno scontro aperto.
- Le molotov hanno alzato la posta, e la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni per circa mezz'ora.
- I giovani hanno formato un cordone per tenere lontani i militanti di Sali Berisha, rifiutando ogni tutela partitica.
- Il corteo si è spostato verso il Palazzo di governo, e il prossimo fine settimana dirà se la tensione tornerà a crescere.
Nel cuore di Tirana, davanti al ministero dell'Educazione, una stagione di malcontento giovanile si è scaricata in una notte di fumo e pietre: studenti, insegnanti e cittadini hanno chiesto che il premier Edi Rama lasci il governo. Come spesso accade quando la fiducia tra governanti e governati si logora, la rabbia ha trovato nella piazza il suo linguaggio più immediato, e la polizia la sua risposta più dura. Ma nel gesto di chi ha respinto anche l'opposizione, il movimento ha mostrato di voler essere padrone del proprio grido.
Il fine settimana a Tirana si è aperto con il fuoco davanti al ministero dell'Educazione. Studenti, insegnanti e cittadini comuni si sono radunati per chiedere le dimissioni del premier socialista Edi Rama, in un clima di tensione che ormai si ripete da settimane.
La protesta è degenerata gradualmente: prima sono stati dati alle fiamme i cassonetti, poi sono volati sassi contro gli agenti e infine sono comparse le bombe molotov. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Lo scontro è durato circa mezz'ora, finché una pioggia fitta non ha disperso parte della folla.
Mentre la piazza si svuotava, il corteo si è diretto verso il Palazzo di governo. Nel frattempo i giovani hanno anche respinto l'opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha, che cercava di unirsi alla manifestazione. «L'opposizione siamo noi», hanno detto, affermando un'autonomia che non vuole essere confusa con la politica dei partiti.
Le fonti disponibili non riportano feriti né arresti, né cosa sia accaduto al Palazzo di governo. Ora la domanda è se la prossima settimana riporterà la stessa tensione.
Davanti al ministero dell'Educazione, a Tirana, il fine settimana si è aperto con il fuoco. Gruppi di studenti, insegnanti e cittadini comuni si sono riuniti nella capitale albanese per chiedere le dimissioni del premier socialista Edi Rama. È l'ennesimo fine settimana di tensione e di proteste violente in città.
La sequenza degli eventi è stata progressiva. I giovani hanno prima dato alle fiamme i cassonetti dell'immondizia. Poi sono arrivati i lanci di sassi contro gli agenti e, infine, le bombe molotov. La polizia ha risposto con gli idranti e con i lacrimogeni.
Gli scontri sono durati circa mezz'ora. Una fitta pioggia ha contribuito a ridurre la folla, che alla fine si è ritirata e ha preso la direzione del Palazzo di governo, sede dell'esecutivo guidato da Rama.
C'è un secondo elemento nella vicenda, politico più che di ordine pubblico. L'opposizione di centrodestra, guidata da Sali Berisha, ha provato a unirsi alla manifestazione degli studenti, ma è stata respinta. I giovani hanno formato un cordone per bloccare l'avanzata dei militanti dell'opposizione. «L'opposizione siamo noi», hanno dichiarato.
La frase indica come i manifestanti intendano la propria protesta: non come una costola dei partiti schierati contro Rama, ma come un movimento che vuole restare autonomo, anche rispetto a chi condivide la richiesta delle dimissioni del premier.
Le fonti disponibili non forniscono un bilancio di feriti o arresti, né dettagli su cosa sia accaduto una volta che il corteo ha raggiunto il Palazzo di governo. Resta da vedere se le tensioni si ripeteranno nel prossimo fine settimana.
Bemerkenswerte Zitate
L'opposizione siamo noi— Giovani manifestanti a Tirana