Lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio scade a mezzanotte; il decreto interministeriale per le accise mobili non è ancora in Gazzetta Ufficiale. Le accise mobili si autofinanziano con l'extragettito Iva sul greggio, ma garantiscono riduzioni inferiori rispetto ai tagli finanziati con fondi pubblici.
Accise sul gasolio in rialzo, assenti le misure compensative
Per la prima volta da marzo, nessun beneficio fiscale sui carburanti
Perché il decreto sulle accise mobili non è mai stato pubblicato? Era stato promesso.
Non è chiaro dal comunicato ufficiale. Il governo aveva annunciato che sarebbe arrivato entro mezzanotte, ma non è successo. Potrebbe essere una questione di ultimi dettagli tecnici tra i ministeri, oppure di disaccordo su come strutturare le misure mirate.
Esattamente. Sappiamo che il decreto non c'è, ma non sappiamo il perché. È importante distinguere tra un ritardo tecnico e una scelta politica di non procedere.
E le accise mobili, come funzionano davvero?
Si autofinanziano con i maggiori incassi Iva quando il prezzo del greggio sale. Quindi non costano al bilancio dello Stato, ma garantiscono sconti più piccoli rispetto a quelli finanziati direttamente con soldi pubblici.
Giusto, ma il meccanismo dipende dal prezzo internazionale del greggio. Se i prezzi scendono, l'extragettito Iva diminuisce e lo sconto si riduce. È uno strumento fragile in caso di volatilità.
I grandi gruppi petroliferi hanno fatto price cap. Questo risolve il problema?
Parzialmente. Eni, Socar, Q8 e Tamoil hanno ridotto i prezzi, e i dati mostrano cali significativi tra il 27 settembre e il 5 ottobre. Ma solo il 51-52% degli impianti pratica questi prezzi.
Perché solo la metà? Perché le pompe bianche non riescono a stare al passo.
Esattamente. Le piccole stazioni non hanno i volumi di vendita per assorbire margini ridotti. Quindi il price cap crea una frattura: chi ha scala riesce a scendere, chi non ce l'ha rimane indietro.
Il governo ha una soluzione?
Ha convocato i raffinatori per giovedì per discutere se si può aumentare la produzione e ridurre ancora i prezzi. Ma finora non c'è accordo su misure mirate per i più vulnerabili.
Quindi siamo in una situazione di stallo: niente decreto sulle accise mobili, niente misure mirate, e il mercato si divide tra chi può permettersi di fare sconti e chi no.
O Pulso
- Lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio scade a mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre
- Il decreto interministeriale sulle accise mobili non è mai comparso in Gazzetta Ufficiale
- Solo 10.400 impianti su 20.140 in Italia praticano i prezzi del price cap
- Tra il 27 settembre e il 5 ottobre, il gasolio è sceso da 2,377 a 2,242 euro al litro
Lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio scade a mezzanotte; il decreto interministeriale per le accise mobili non è ancora in Gazzetta Ufficiale. Le accise mobili si autofinanziano con l'extragettito Iva sul greggio, ma garantiscono riduzioni inferiori rispetto ai tagli finanziati con fondi pubblici.
Le accise sul gasolio aumentano di 6,1 centesimi da domani senza il meccanismo delle accise mobili, per la prima volta da marzo non c'è beneficio fiscale sui carburanti.
A mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre scade lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio che il governo aveva mantenuto fino a quel momento. Non c'è nulla a sostituirlo. Il decreto interministeriale che avrebbe dovuto attivare il meccanismo delle accise mobili — uno strumento che riduce le accise sui carburanti finanziandosi automaticamente con i maggiori incassi Iva derivanti dall'aumento dei prezzi internazionali del greggio — non è mai comparso in Gazzetta Ufficiale. Per la prima volta da marzo, quando era stato varato il primo provvedimento dopo il conflitto tra Stati Uniti e Iran, l'Italia si ritrova senza alcun beneficio fiscale sui carburanti.
Il governo aveva annunciato il passaggio alle accise mobili come soluzione per continuare a contenere i prezzi senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici. Lo sconto precedente, finanziato con tagli ai ministeri, aveva un costo diretto per le casse dello Stato. Le accise mobili, invece, rappresentano un meccanismo autoalimentato: il taglio sulle accise viene coperto dall'extragettito Iva del mese precedente, generato dall'aumento delle quotazioni internazionali. Questo approccio permette di ridurre i prezzi senza aumentare il deficit, anche se le riduzioni risultano inferiori rispetto ai tagli finanziati direttamente con fondi pubblici. Il decreto doveva indicare quali carburanti sarebbero stati interessati, l'ammontare dello sconto e la durata dell'applicazione. Nessuno di questi dettagli è stato mai formalizzato.
Nelle settimane precedenti, il governo aveva anche dichiarato l'intenzione di abbandonare gli sconti generalizzati sui carburanti — misure che favoriscono principalmente i consumatori più abbienti, che consumano maggiori quantità — per passare a interventi mirati su categorie vulnerabili: i meno abbienti e gli autotrasportatori. Su questi provvedimenti selettivi, però, non è stato raggiunto alcun accordo politico. Il vuoto normativo ha lasciato il campo ai grandi operatori del settore petrolifero.
A partire dal 28 settembre, Eni ha annunciato un price cap sui propri prodotti: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, valido per trenta giorni. Il 27 settembre il gruppo azero Socar, che controlla la rete Ip, ha comunicato uno sconto analogo per lo stesso periodo. Il 29 settembre è stata la volta della kuwaitiana Q8, seguita dalla libica Tamoil. Questi price cap hanno prodotto un effetto visibile sui prezzi medi alla pompa. Il 27 settembre, la benzina self sulle strade ordinarie costava 2,159 euro al litro e il gasolio 2,377 euro. Entro il 5 ottobre, la benzina era scesa a 2,048 euro e il gasolio a 2,242 euro.
Ma il beneficio non è stato uniforme. Secondo l'Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese, al 3 ottobre solo il 51,7% degli impianti praticava un prezzo della benzina inferiore a 2 euro al litro, e il 52,2% del gasolio sotto i 2,20 euro. Circa 10.400 impianti su 20.140 complessivamente presenti in Italia si erano adeguati al price cap. Le piccole stazioni di servizio, le cosiddette pompe bianche, che non dispongono dei volumi di vendita necessari per sostenere riduzioni di prezzo, hanno accusato i quattro grandi gruppi di concorrenza sleale. Questa frattura nel mercato ha spinto il governo a convocare per giovedì 8 ottobre i ministri della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e delle Imprese Adolfo Urso insieme alle imprese di raffinazione che operano in Italia, per valutare la situazione e verificare se esistono margini per aumentare la produzione e ridurre ulteriormente i prezzi.
Citações Notáveis
Il governo aveva annunciato il passaggio alle accise mobili come soluzione per continuare a contenere i prezzi senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici— Comunicati governativi
Le piccole stazioni di servizio hanno accusato i quattro grandi gruppi di concorrenza sleale— Operatori delle pompe bianche