In un borgo di centosettanta anime sull'Appennino abruzzese, dove il silenzio aveva preso il posto del caffè mattutino e delle partite a carte, un gruppo di giovani ha scelto di non assistere inerme alla lenta scomparsa della propria comunità. La riapertura del Bar Centrale di Canistro Superiore, chiuso da oltre un decennio, non è soltanto il ritorno di un locale: è un atto di resistenza civile contro lo spopolamento, una scommessa collettiva sul fatto che un paese possa ancora scegliere di esistere.
A Canistro i giovani riaprono il Bar Centrale: 'Non vogliamo vedere il paese morire'
Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di fare qualcosa
Perché questo bar è importante per un paese di 170 abitanti?
Perché non è solo un bar. È l'unico spazio pubblico rimasto. Negli anni hanno perso il forno, la bottega, il bar stesso. Non avevano nemmeno una sala comunale. Il bar è il luogo dove accade la comunità.
Ma è sostenibile? Trenta soci che vivono per lo più fuori, prezzi modici, un paese che si svuota d'inverno?
Non lo sanno ancora. Mariani lo dice chiaramente: la vera sfida è l'inverno. Per ora hanno entusiasmo e una cooperativa nata nel 2025.
Cosa ti ha colpito di più della storia?
Che le signore si siano presentate con scope e stracci da casa, e poi abbiano offerto un ciambellone. Nessuno le aveva chieste. Sapevano ancora come stare insieme.
E il sindaco che non si è presentato all'inaugurazione?
Mariani l'ha notato. Ha notato anche la burocrazia dell'ultimo momento, la Scia che improvvisamente era necessaria.
Cosa succede adesso?
Aspettano l'inverno. Vedono se il bar regge. Provano con gli eventi, il pane fresco, i camminatori. Cercano di tenere in piedi un paese.
E se non regge?
Allora Canistro Superiore avrà provato. Almeno una volta.
O Pulso
- Canistro Superiore aveva perso tutto ciò che rende un luogo abitabile: bar, bottega, forno e persino una sala dove riunirsi — un'erosione silenziosa durata anni.
- Un tenore di nome Aleandro Mariani ha radunato prima sei, poi quasi trenta soci per fondare una cooperativa di comunità e restituire al borgo il suo cuore pulsante.
- A poche ore dall'inaugurazione, una richiesta burocratica imprevista del Comune ha rischiato di bloccare tutto, mentre il sindaco locale brillava per assenza e quello del paese vicino era in prima fila.
- Le signore del borgo si sono presentate con scope e ciambelloni senza che nessuno lo chiedesse, ricordando a tutti che il senso di comunità non era morto — aspettava solo di essere risvegliato.
- Il bar è ora aperto, con prezzi accessibili e le partite a briscola di sempre, ma la vera sfida sarà sopravvivere all'inverno, quando il paese si svuota ulteriormente.
In un borgo di centosettanta anime sull'Appennino abruzzese, dove il silenzio aveva preso il posto del caffè mattutino e delle partite a carte, un gruppo di giovani ha scelto di non assistere inerme alla lenta scomparsa della propria comunità. La riapertura del Bar Centrale di Canistro Superiore, chiuso da oltre un decennio, non è soltanto il ritorno di un locale: è un atto di resistenza civile contro lo spopolamento, una scommessa collettiva sul fatto che un paese possa ancora scegliere di esistere.
Canistro Superiore è un borgo di centosettanta abitanti nella Valle Roveto, tra l'Aquilano e il Frusinate. Per più di dieci anni il Bar Centrale è rimasto chiuso, portandosi dietro qualcosa di più di un semplice locale: lo spazio dove si giocava a carte, dove accadeva la vita pubblica. Nel frattempo il paese aveva perso anche la bottega, il forno e qualsiasi sala di riunione comunale. Uno spopolamento lento, del tipo che non fa notizia finché non rimane quasi nulla.
A un certo punto un gruppo di giovani ha deciso di fermarsi. Tra loro c'è Aleandro Mariani, tenore, i cui zii avevano aperto il bar nel 1994. Nel 2025 ha fondato una cooperativa di comunità che ha raccolto quasi trenta soci, molti dei quali vivono altrove ma tornano per dare una mano. «Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di fare qualcosa per non vedere il paese morire», racconta.
Durante i preparativi, alcune signore si sono presentate spontaneamente con scope e stracci, poi hanno offerto un ciambellone caldo. Nessuno aveva chiesto nulla: era il modo in cui la comunità sapeva ancora muoversi insieme. L'inaugurazione ha però rischiato di saltare all'ultimo momento per una richiesta burocratica imprevista del Comune — la presentazione della Scia, che i promotori dicono non fosse stata indicata tra gli adempimenti necessari. I soci hanno trasmesso i documenti in tempo, la festa si è tenuta ed è stata, secondo Mariani, bellissima. Ha fatto meno piacere l'assenza del sindaco locale Gianmaria Vitale, mentre quello della vicina Civitella Roveto era presente.
Ora il bar è aperto, con prezzi modici e le partite a briscola e tressette che scandivano il ritmo del paese. I progetti includono eventi, un servizio di home restaurant e il pane fresco ogni mattina. Si guarda anche ai camminatori del percorso del brigante Chiavone, a cui offrire ristoro. La vera prova sarà l'inverno: mantenere aperto quando le presenze calano è la sfida che dirà se questo atto di resistenza può diventare qualcosa di duraturo.
Canistro Superiore conta centosettanta abitanti. È il più piccolo dei due borghi che condividono il nome nella Valle Roveto, quella che dall'Aquilano scende verso Sora nel Frusinate. Per più di dieci anni, il Bar Centrale è rimasto chiuso. Non era solo un locale dove bere un caffè: era lo spazio dove la comunità si ritrovava, dove si giocava a briscola e tressette, dove accadeva la vita pubblica del paese.
Nell'ultimo decennio, il borgo ha perso quasi tutto. Il bar è scomparso. La bottega è chiusa. Il forno non produce più pane. Non esiste nemmeno una sala comunale dove i residenti possano riunirsi. Lo spopolamento è stato lento e costante, il tipo di erosione che non fa notizia finché non rimane quasi nulla.
A un certo punto, un gruppo di giovani si è fermato. Hanno guardato quello che stava accadendo e hanno deciso di fare qualcosa. Tra loro c'è Aleandro Mariani, tenore, che guida la cooperativa di comunità nata nel 2025 per riportare in vita il Bar Centrale. I suoi zii avevano aperto il locale nel 1994 e hanno sostenuto il progetto di riapertura. "Ci siamo guardati in faccia tutti quanti e abbiamo deciso di fare qualcosa per non vedere il paese morire", racconta Mariani. All'inizio i soci erano sei. Ora sono quasi trenta. Molti vivono altrove e tornano per dare una mano.
Durante i preparativi per l'inaugurazione, è accaduto qualcosa che dice molto su come funziona il paese. Alcune signore si sono presentate con scope e stracci portati da casa, poi hanno offerto un ciambellone caldo. Non era stato chiesto. Era il modo in cui la comunità sapeva ancora muoversi insieme. "Noi ci aspettiamo di ricostruire un senso di comunità", dice Mariani.
L'inaugurazione era prevista per sabato, ma ha rischiato di essere rimandata all'ultimo momento per una questione burocratica. Secondo quanto riferito dai promotori, il Comune ha richiesto la presentazione della Scia, che fino a quel momento non sembrava fosse indicata tra gli adempimenti necessari per il subentro nella vecchia attività. I soci hanno predisposto e trasmesso online i tre documenti richiesti in tempo. La festa c'è stata ed è stata, secondo Mariani, bellissima. Tante persone hanno contribuito portando dolci e hanno raccolto fondi per fare un regalo al bar. Quello che ha colpito Mariani è stato dover affrontare questa burocrazia extra e il fatto che il sindaco Gianmaria Vitale non si sia fatto vedere. Era presente, invece, il sindaco della vicina Civitella Roveto.
Ora il bar è aperto. I soci garantiranno l'apertura con prezzi modici e attenzione alle abitudini del paese: le partite a briscola e tressette, il ritmo della comunità. La vera prova sarà l'inverno, quando le presenze calano. Tra i progetti ci sono eventi, un servizio di home restaurant e il ritorno del pane fresco ogni mattina. Si guarda anche ai camminatori lungo il percorso del brigante Chiavone, ai quali offrire ristoro e accoglienza. È il tipo di economia che tiene in piedi un paese piccolo: non solo i residenti, ma anche chi passa.
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Ci siamo guardati in faccia tutti quanti e abbiamo deciso di fare qualcosa per non vedere il paese morire— Aleandro Mariani, presidente della cooperativa
Noi ci aspettiamo di ricostruire un senso di comunità— Aleandro Mariani