285mila siti italiani a rischio per una falla in PHP: otto su dieci non hanno ancora aggiornato

Otto siti su dieci non hanno ancora installato l'aggiornamento
Tra i siti italiani verificati dall'Acn, l'81,9% usa ancora versioni vulnerabili di PHP.

Nel giro di pochi giorni, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha dovuto richiamare l'attenzione su due falle gravi nel linguaggio PHP, che sostiene silenziosamente una parte enorme dei siti italiani, dai moduli di contatto ai servizi della pubblica amministrazione. Il problema non è soltanto tecnico: è la vecchia storia della distanza tra la disponibilità di una correzione e il tempo, spesso lungo, che impiega chi gestisce una cosa per farla davvero propria. Oggi quella distanza si misura in centinaia di migliaia di pagine web ancora esposte, mentre chi cerca di approfittarne ha già cominciato a muoversi.

In meno di tre giorni l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha pubblicato due bollettini di sicurezza sullo stesso software, un caso che definisce senza precedenti. Il software è PHP, invisibile ma presente quasi ovunque: fa funzionare i moduli da compilare, il carrello dei negozi online, le aree riservate di Comuni e aziende.

Le due falle hanno un punteggio di pericolosità di 9,2 su 10 e permettono a chiunque, dall'esterno, di impartire comandi al sito senza credenziali. Le conseguenze vanno dal furto dei dati degli utenti alla modifica delle pagine, fino al blocco completo dei servizi. Il pericolo non è teorico: in rete circolano già le istruzioni per sfruttarle, e l'Agenzia parla di tentativi recenti, portati anche da collettivi legati ad attori statali.

Le correzioni esistono già, ma la maggior parte dei siti non le ha installate. Dei 348mila siti verificati, 285.149 usano versioni vulnerabili; solo 62.981 sono aggiornati. Resta inoltre un'area cieca di oltre 390mila siti di cui non si conosce la versione. L'indicazione dell'Agenzia è una sola e semplice: aggiornare subito.

In meno di tre giorni l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha pubblicato due bollettini di sicurezza distinti sullo stesso software. Una circostanza che l'Acn stessa descrive come senza precedenti. Il software è PHP, e il messaggio è netto: in Italia oltre 285mila siti web sono esposti al rischio di essere presi in mano da chi attacca dall'esterno.

PHP lavora dietro le quinte di gran parte della rete. Fa funzionare i moduli da compilare, il carrello di un negozio online, l'area riservata di un Comune o di un'azienda. Lo si trova dai portali della pubblica amministrazione alle piattaforme di commercio elettronico, ed è uno dei software più usati per far girare i siti internet.

Le vulnerabilità segnalate sono due e vengono definite gravissime: hanno un punteggio di pericolosità di 9,2 su 10. Permettono a chiunque, dall'esterno, di dare ordini al sito senza conoscere le credenziali di accesso. Le conseguenze possibili, secondo l'Agenzia, vanno dal furto dei dati degli utenti alla modifica delle pagine fino all'interruzione completa dei servizi.

Il rischio non è solo teorico. In rete circolano già le istruzioni per sfruttare i difetti, e l'Acn parla di «recenti tentativi di sfruttamento». A poterli usare non sarebbero soltanto singoli hacker: tra i possibili autori ci sono anche collettivi cyber legati ad «attori statuali», come la Russia.

La buona notizia è che le correzioni esistono. Gli aggiornamenti per chiudere le falle sono già disponibili. La cattiva è che la gran parte dei siti non li ha installati.

I numeri dell'Agenzia, aggiornati al 25 ottobre, lo mostrano con chiarezza. In Italia sono stati individuati 741.523 siti che utilizzano PHP. Per 348.130 di questi è stato possibile verificare la versione del software installata. Tra i siti controllati, 285.149, pari all'81,9%, usano ancora versioni vulnerabili. Soltanto 62.981 risultano aggiornati.

Resta fuori dal conteggio la parte più ampia: per oltre 390mila siti PHP la versione non è stata verificata, quindi non se ne conosce lo stato. Con exploit già in circolazione, la mossa che l'Agenzia indica come urgente è una sola: installare subito gli aggiornamenti.

L'Agenzia parla di «recenti tentativi di sfruttamento» delle due vulnerabilità.
— Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn)
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